Dagli attori agli spettatori della violenza: perchè restiamo a guardare?

giovedì 19 aprile 2018 - 16:41

Dott.ssa Ilaria Visone

 

Dall'ultimo rapporto Istat pubblicato nel 2015 relativo all'anno 2014, è emerso che poco più del 50% dei ragazzi dagli 11 ai 17 anni ha subito un episodio di vessazione mentre circa il 20% li subisce più volte al mese e circa il 10% li subisce con cadenza settimanale. Inoltre, il 63,3% dei ragazzi e adolescenti è stato testimone di comportamenti vessatori di alcuni ragazzi verso altri durante l'arco dell'anno 2014.


Da alcune ricerche sia italiane che americane emerge che soltanto una percentuale tra il 15 e il 20% di coloro che sono testimoni di episodi di bullismo metta in atto una strategia attiva per fermare i bulli come: richiedere l'aiuto di un adulto, esprimere apertamente a livello verbale la disapprovazione per i comportamenti prevaricatori (per es. dicendo esplicitamente al bullo di smetterla), cercare di aiutare la vittima a sottrarsi alla situazione, sollecitare i compagni a non appoggiare i bulli. Sarebbero in maggioranza, pertanto, coloro che decidono di adottare strategie passive come: rifiutare di prendere parte alla situazione, esprimere a livello non verbale il rifiuto di prendere parte alle prepotenze.
Gli episodi di bullismo, nei contesti scolastici e al di fuori, spesso coinvolgono oltre alla vittima e al bullo o ai bulli anche una serie di persone che si trovano ad essere "spettatori" della scena, come se fossero dinanzi ad un video di Youtube. Tali comportamenti rientrano in quello che è stato definito "effetto spettatore", in inglese "bystander's effect".

 

L'effetto "spettatore" è stato studiato da Latanè (1970) attraverso diversi esperimenti e si riferisce a situazioni di emergenza in cui le persone hanno meno probabilità di aiutare chi ne ha bisogno quando c'è un numero maggiore di persone intorno a loro. Secondo questa interpretazione del fenomeno, le persone che assistono all'episodio di bullismo sarebbero più propense ad intervenire per fermare il protagonista della vessazione nel caso in cui vi siano pochi o nessun altro testimone.
Questo effetto, oltre ad influire negativamente sulla vittima di bullismo nel senso di lasciare che subisca delle forme di maltrattamento, rinforza, dall'altro lato, anche il comportamento del bullo stesso; è stato ipotizzato, a tale proposito, dall' organizzazione no-profit americana GreatSchools.org, come i bulli abbiano proprio bisogno di avere spettatori e come si sentano in qualche misura più potenti nel molestare un terzo dinanzi ad altre persone. Pertanto, l'impassibilità degli spettatori, motivata sicuramente dalla paura della violenza e/o dal timore di poter esser giudicati per le proprie azioni, rappresenta uno degli elementi che contribuisce a mantenere i comportamenti violenti.


I programmi anti-bullismo potrebbero aiutare ad aumentare la proattività?


Le azioni di prevenzione messe in atto nella scuola dovrebbero sempre più coinvolgere tutti gli attori presenti nell'atto di bullismo, contemplando i benefici che gli spettatori hanno nel fermare i bulli e sull'incidenza della prevenzione dell'effetto spettatore.
Sulla rivista School Psychology Review (2012) è stata pubblicata una meta-analisi che ha analizzato 12 programmi di prevenzione del bullismo scolastico negli Stati Uniti, che hanno coinvolto quasi 13.000 studenti che comprendevano scuola dell'infanzia, primaria e secondaria.
Polanin e colleghi hanno concluso che tali programmi aumentavano significativamente l'intervento proattivo degli "spettatori". I risultati suggeriscono, infatti, che i programmi di prevenzione del bullismo dovrebbero concentrarsi sul comportamento sia dei bulli che della maggioranza dei presenti nel ruolo di "spettatori".
Sostenere e incrementare la proattività ha conseguenze positive sia sulla vittimizzazione degli studenti sia rispetto al numero di segnalazioni di bullismo. Infatti uno studio del 2013 su oltre 9.100 studenti delle scuole superiori neozelandesi pubblicato su Journal of School Violence ha confermato che la proattività porta ad avere conseguenze positive nel contenere il fenomeno.

Ciò che si vuole sottolineare, inoltre, è che le conseguenze psicologiche dei ripetuti atti di bullismo non riguardano solo i bulli e le loro vittime, ma anche coloro che osservano tali sopraffazioni. Gli spettatori potrebbero essere più soggetti a subire traumi emotivi e fisici e a provare angoscia rispetto a coloro che sono stati testimoni in maniera minore. Carney mette in evidenza che il bullismo può causare agli spettatori "l'insorgere di sintomi di stress fisico, di aumento della frequenza cardiaca e di sudorazione, nonché alti livelli di trauma auto-riferito anche a distanza di anni dagli eventi di bullismo". Inoltre, tali eventi possono riflettersi anche nella salute psicologica e nella vita relazionale dei ragazzi che hanno assistito alla violenza, in quanto può influenzare la capacità da parte degli stessi di riporre la propria fiducia nel prossimo con conseguenze sul piano sociale e relazionale.


Concludendo, ci sembra importante ribadire l'attenzione alla prevenzione del fenomeno del bullismo in un'ottica di promozione di abilità e del senso di autoefficacia individuale che consentano a chiunque, e soprattutto agli adolescenti, di viversi e percepirsi come membri attivi di una comunità e promotori di sistemi di convivenza sani.

 

Riferimenti bibliografici


Latané, B., & Darley, J. M. (1970). The unresponsive bystander: Why doesn't he help? Appleton-Century-Crofts.
Statistiche Report, ISTAT, Anno 2014. IL BULLISMO IN ITALIA: COMPORTAMENTI OFFENSIVI E VIOLENTI TRA I GIOVANISSIMI.
Polanin, J. R., Espelage, D. L., & Pigott, T. D. (2012). A meta-analysis of school-based bullying prevention programs' effects on bystander intervention behavior. School Psychology Review.

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